Voglio davvero cambiare lavoro o è solo un periodo difficile?
Come capire se la tua insoddisfazione è un segnale di crescita o un periodo di stanchezza emotiva
Tempo di lettura: 3 min
Indice dei contenuti:
1. Crescita o stallo? Quando il lavoro non ti fa più crescere
1.1 Come riconoscere se sei in una fase di stagnazione
1.2 Cosa significa crescere nel lavoro?
2. Quanto conta davvero lo stipendio nel cambiare lavoro
2.1 Valore economico e valore personale a confronto
3. La mia insoddisfazione è passeggera o è tempo di cambiare?
4. Come prendere una decisione che rispecchi davvero chi sei
4.1 Il metodo del piccolo passo: cambiare senza stravolgere
4.2 Quando parlarne con un coach può fare chiarezza
Sono le 16:30. Fra un’ora o due finirai la giornata lavorativa.
Riguardi l’orologio ed è passato solo un minuto.
Dai un altro sguardo e continui a domandarti cosa ci fai lì, quando i tuoi pensieri stanno decisamente da un’altra parte.
È un periodo no, dove le cose non vanno come vorresti. E fra impegni, responsabilità e ansie non riesci a tenere tutto sotto controllo.
Arrivi così al weekend che non ce la fai più per il carico emotivo che hai dovuto sostenere durante la settimana.
Il lavoro tiene la tua mente impegnata per la maggior parte del tempo.
È una costante stabile, ma quando finisce, si apre un baratro incredibile che porta con sé tanti dubbi e non riesci a dare priorità precise nella tua vita personale.
Vorresti avere più tempo, ma il lavoro non lo permette.
Pensi allora di mollare il tuo posto sicuro, ma non puoi.
E ti senti in gabbia.
Si tratta di un equilibrio così sottile, che non è semplice da gestire e per il quale vorresti solo un po’ di pace.
In questo articolo puoi comprendere meglio ciò che stai provando, così come porti domande e darti risposte sul lavoro che sta giocando un ruolo così importante nel tuo stato d’animo.
Crescita o stallo? Quando il lavoro non ti fa più crescere
Quando si parla di crescita in un ambiente lavorativo, non si fa riferimento solo alla carriera, ma anche alle esperienze personali che maturano nel tempo, così come l’identità e la percezione di sé. La tua evoluzione come persona e quella come professionista, possono viaggiare a velocità diverse, ma non devono mai smettere di alimentarsi a vicenda, perché quando si ferma una per troppo tempo, l’altra inizia a vacillare.
Personalmente avevo raggiunto un buon regime lavorativo, ma il periodo della pandemia ha sbloccato qualcosa che tenevo latente da troppo tempo: uno spirito creativo, giocoso, che avevo lasciato parcheggiato fin dai tempi delle scuole medie e che solo raramente riprendevo, come ad esempio per smorzare l’ansia durante la preparazione degli esami universitari. Avevo però negli anni riposto la responsabilità della mia felicità unicamente al lavoro. Ma poi, pensando che la vita è una sola e che non va sprecata solo lavorando, ho iniziato a smontare ciò che avevo costruito per dare vita a qualcosa di nuovo.
Come riconoscere se sei in una fase di stagnazione
Il segnale più evidente lo percepisci quando conti le ore che mancano fino al momento in cui lasci andare la penna sul tavolo e la porta dell’ufficio alle tue spalle.
Quando invece il tempo passa senza accorgertene e questa sensazione la vivi almeno quattro giorni su cinque, allora ti trovi in un ambiente stimolante. E forse quell’unico giorno che rimane può trattarsi di stanchezza, impegni o il desiderio di prenderti del tempo per te.
Un altro sintomo forte, derivante dalle dinamiche lavorative, è quando devi risolvere problemi per i quali hai fatto di tutto per condividere una strategia risolutiva, che però non è stata accolta.
Da un altro punto di vista, il tuo aver raggiunto un regime stabile, sia economico che nelle attività che svolgi, potresti confonderlo con la mancanza di crescita professionale all’interno di un’azienda che, vuoi per le dimensioni o per le scelte e i piani di business, non può garantirti.
E in questi casi, anche se il lavoro ti piace e ti restituisce tranquillità, è proprio quella tranquillità che ti preoccupa, perché la tua parte personale si sta già muovendo per qualcosa di più, chiedendola a gran voce un cambiamento che parte da un’insoddisfazione interiore.
Da cosa può nascere allora questa insoddisfazione?
• Vorresti ricevere maggiori riconoscimenti, anche semplicemente verbali e di supporto?
• Vorresti che, nonostante gli impegni, colleghi e colleghe si rendano conto del tuo operato?
• Vorresti che ti coinvolgessero di più nelle decisioni aziendali, così da non sentirti solo un numero?
Se pensi di avere la necessità di un confronto, sfrutta quelle che sono le occasioni di allineamento con i manager e le figure responsabili.
Condividi le tue esigenze, sia lavorative che personali, perché come qualsiasi relazione anche quella lavorativa si costruisce sulla sincerità e sull’umanità di un dialogo libero.
Cosa significa crescere nel lavoro?
Ci sono tre aspetti fondamentali che legano il concetto di crescita al tuo lavoro e alla tua persona.
Sono formazione, responsabilità e autonomia.
Vediamoli in dettaglio.
La formazione gioca un ruolo fondamentale, perché permette di stare al passo con i tempi e le tecnologie che caratterizzano le attività che svolgi.
Non solo garantisce un aggiornamento delle tue esperienze, rinfrescando quelle già acquisite, ma restituisce nuove modalità per ottimizzare ciò che conosci e formulare prospettive per il futuro.
Spesso è l’azienda stessa che propone corsi di formazione. In alternativa puoi cercarli tu e chiedere di poterli seguire.
Se reputi che determinate skill possano interessare la tua sfera personale, puoi sceglierle in autonomia e seguirle nel tempo libero, perché avranno inevitabilmente riscontro positivo anche sulla vita lavorativa.
Un’altra opzione ancora è la formazione interna in azienda: chi ha acquisito nel tempo capacità che possono essere di aiuto ad altri colleghi e colleghe, può organizzare una riunione per condividerle. Puoi farlo anche tu, proponendoti per sviluppare un argomento. La soddisfazione che restituisce il gesto umano di spiegare qualcosa a chi ne ha bisogno è incredibile.
La responsabilità è quel valore di una persona autentica che pensa, sceglie e agisce nel rispetto di sé e degli altri, restando aperta ai confronti per apprendere dalle azioni che compie e contribuendo alla crescita del prossimo, oltre che alla propria. Nello specifico ambito lavorativo, rappresenta la capacità di assumersi dinamiche positive e negative del proprio operato, nei tempi stabiliti, nel rispetto della qualità e a favore di un clima aziendale e collaborativo che ne facilita le attività, verso il raggiungimento di obiettivi comuni.
In un’organizzazione aziendale, l’essere responsabile è un dovere di ogni componente che ne fa parte, indipendentemente dal ruolo ricoperto.
Chi ricopre una figura manageriale prende decisioni anche per conto delle persone che coordina, rendendoli partecipi e consapevoli della salute del loro lavoro e dell’organizzazione stessa.
Quando mancano queste caratteristiche, una problema inatteso lo si continua a spostare da una figura gerarchicamente superiore a una inferiore oppure all’indietro nella catena orizzontale del processo produttivo. Ciò implica del malcontento fra nelle collaborazioni e l’aumento esponenziale di un senso di insoddisfazione.
L’autonomia consiste nella capacità di prendere decisioni per costruire e coltivare un equilibrio personale e lavorativo, tale da mantenere relazioni sane e basate sulla reciprocità. Dal punto di vista lavorativo, l’autonomia risiede nell’essere liberi di svolgere pienamente le attività senza fermarsi al primo scoglio, trovando soluzioni alternative che portano comunque allo stesso obiettivo. Allo stesso tempo si tratta di un’apertura al dialogo che si mette in pratica quando si ha difficoltà singolarmente a risolvere le problematiche.
Quando senti che la tua autonomia viene meno o non ti è permesso di esprimerla come vorresti, dall’altra parte potrebbe esserci un approccio basato sul controllo che non facilità una piena operatività.
La mancanza di uno di questi tre aspetti fa venire meno anche la tua crescita lavorativa, così come quella personale, che risultano trascurate rispetto al desiderio di cambiare che stai vivendo internamente.
Il protrarre questa sensazione per troppo tempo porta a ridurre gli elementi motivanti della tua scelta lavorativa, lasciando spazio a pochi appigli come quello del denaro.
Quanto conta davvero lo stipendio nel cambiare lavoro
Hai impiegato anni per raggiungere la condizione economica in cui ti trovi e nel pensare di cambiare lavoro ti viene in mente quel concetto di salto nel vuoto.
Questo vuoto, che tanto spaventa e porta ansia, cosa rappresenta per te?
Prova a immaginarlo da un altro punto di vista, come un nuovo spazio per creare qualcosa di nuovo.
Certo, magari non sarà facile perché sarà come ricominciare da zero, ma nulla che porti con te da una precedente esperienza è perduto. Per questo puoi reinvestirlo per creare nuovi equilibri.
Valore economico e valore personale a confronto
Quanto guadagni vale il prezzo del tuo stato d’animo, della tua tranquillità emotiva?
La tua posizione lavorativa attuale, frutto anche di lotte e impegni sostenuti, rappresenta un regime stabile, ma nonostante tutto c’è qualcosa che non va.
Se sei come me, una persona tendenzialmente ansiosa, potresti aver puntato al raggiungimento di uno stipendio più alto per gestire in anticipo e con prontezza eventuali difficoltà personali.
In questi casi il denaro diventa una sorta di tranquillante nonché l’unico indicatore di benessere, invece di esserne solo una parte.
Questo perché, quando affidi al denaro il potere di scegliere per te, tenendoti in un luogo e in un lavoro che non ti rappresenta più, vivi una vita apparentemente perfetta che non ti permette di guardare oltre quel numero che compare sull’home banking.
Così si offuscano opportunità, idee e aspirazioni.
E anche se guadagnassi di più, ma tutto il resto non funziona, dopo qualche mese (o addirittura settimane) torneresti al punto di partenza, provando le stesse sensazioni di disagio.
In breve, se ci sono tante dinamiche che vivi e che non ti vanno più a genio, perché stai vivendo un forte cambiamento interiore e non sei più la persona di qualche anno fa, il denaro non deve impedirti di diventare chi vuoi essere solo perché il tuo conto in banca ha la sicurezza di aumentare ogni mese.
Ciò che l’esistenza stessa aspira a retribuirti, anzi, a restituirti, si sviluppa in termini non solo di denaro (quanto guadagni), ma di tempo (quanto vuoi dedicartene), energia (quanta vitalità ti meriti) e identità (chi sei davvero).
E così come hai imparato, lavorando su di te, a intendere identità, tempo ed energia come flussi e fiumi che scorrono, anche il denaro lo è.
La mia insoddisfazione è passeggera o è tempo di cambiare?
Ok Andre, allora quando arriva davvero il momento di cambiare lavoro?
Quando non ce la fai più.
Quando quella fase di stagnazione di cui ti parlavo prima si protrae ormai da tanto, ti ritrovi a non accettare più la situazione attuale e arriva quel pensiero di reinvestire le energie in altro.
Diverso invece è se intorno al contesto lavorativo si stanno muovendo altre dinamiche che non dipendono dal lavoro stesso.
Magari ciò che stai vivendo nella sfera personale si sta inevitabilmente facendo spazio anche in ufficio e non vuoi darlo a vedere.
Per questo possono sorgere dubbi anche sul posto che hai faticato tanto a costruire e raggiungere.
In questi casi puoi darti un tempo per comprendere bene cosa ti sta succedendo e ponderare diversamente le energie che hai a disposizione.
Ti faccio un esempio:
Puoi dirti: “Accolgo questa insoddisfazione ed entro tre mesi prendo una decisione se rimanere o andare via”.
Nel frattempo puoi rallentare le tue attività al lavoro, anche di poco, perché tu possa avere più energie per te una volta lasciato l’ufficio.
Allo stesso modo puoi fare più spazio nella tua vita, riducendo o eliminando quegli aspetti che al momento non possono contribuire alla scelta che dovrai prendere.
Puoi anche chiederti:
• Cosa mi manca oggi?
• In cosa sento di vivere un limite?
• Cosa sto cercando in un nuovo lavoro che potrei coltivare già ora?
• Quali risposte voglio trovare in questo momento?
Se si tratta di una sensazione che provi già da tempo e che in questo periodo si sta enfatizzando, poniti un’ultima domanda, a cui possono legarsi tutte le altre:
• Cos’è che mi motiva, più di ogni altra cosa al mondo?
E, no… se davanti a una vita apparentemente perfetta ti poni queste domande, non stai esagerando.
Stai solo cercando di guardare fuori dalla finestra di una bolla che ormai ti sta stretta.
Sono tutti movimenti leggeri, ma significativi, che ti permettono di capire cosa ti fa sentire in vita, presente, e cosa invece ti consuma energie.
Come prendere una decisione che rispecchi davvero chi sei
Scegliere di cambiare lavoro non deve essere un atto impulsivo.
È qualcosa che si costruisce nel tempo, spesso nel silenzio delle tue sensazioni.
A primo impatto e da ciò che vediamo sui social, pensiamo che cambiare significhi stravolgere tutto, ma la verità è che le scelte più autentiche iniziano da piccoli movimenti e arrivano in maniera naturale.
Così il focus si sposta non sulla velocità con cui prendi la decisione, ma sulla direzione in cui senti di andare.
Perché un cambiamento che rispecchia chi sei nasce solo quando smetti di rispondere alle aspettative esterne e inizi ad ascoltare davvero la tua voce interna.
Il metodo del piccolo passo: cambiare senza stravolgere
Per darti evidenza tangibile di un primo cambiamento, puoi iniziare esplorando nuove attività, conoscendo persone di altri settori, frequentando corsi che stimolano la tua curiosità.
Sono tutti movimenti leggeri, ma significativi, che ti permettono di capire cosa ti fa sentire in vita, presente, e cosa invece ti consuma energie.
Ciò ti restituisce un senso di allenamento sociale, in cui rafforzi quella capacità di prendere decisioni coerenti con i tuoi valori e riconoscendo cosa per te ha davvero importanza.
È così che il cambiamento smette di essere un peso e diventa un’evoluzione naturale.
Quando parlarne con un coach può fare chiarezza
Sono consapevole del lavoro interiore che c’è da fare per portare tutto all’esterno e attraverso azioni concrete.
Non è semplice, perché i pensieri si accavallano, le paure e i “forse” si intrecciano, e in solitudine diventa difficile vedere la direzione.
È qui che posso esserti di aiuto, come Andrea e come coach: non per darti risposte, ma per mettere ordine tra ciò che senti e ciò che vuoi, permettendoti di tirare fuori quegli strumenti che già possiedi e superare i blocchi che ti tengono nel limbo di questa situazione.
Attraverso il confronto e le domande giuste, puoi costruire una visione più chiara di ciò che ti serve davvero per muoverti verso una nuova strada, professionale o personale.
E parlarne, è già il primo passo verso un cambiamento che trova così spazio per essere messo in atto.
Una sessione di coaching gratuita può aiutarti a esplorare questo momento con più calma, scoprendo cosa ti sta chiedendo davvero la tua vita professionale e cosa vuoi costruire, oggi, per te.
Puoi scoprirne di più dalla pagina dedicata al coaching o scrivermi direttamente dalla pagina contatti.
Dalla tua parte hai le mie esperienze, la mia formazione e la certezza che ogni scelta consapevole, anche la più piccola, è già un passo verso la libertà che stai cercando.
A presto,
Andrea
Sai che ho anche un canale YouTube?
Dai pure un'occhiata al video correlato all'articolo.
Identità personale
Voglio davvero cambiare lavoro o è solo un periodo difficile?
È una domanda che nasce quando, anche con un lavoro stabile e uno stipendio sicuro, senti che la motivazione non è più quella di una volta. In questo video ti accompagno in un percorso di riflessione per capire se ciò che stai vivendo è una fase di stanchezza o il segnale di un cambiamento più profondo da accogliere.
