Il vuoto dopo il lavoro: cosa significa e come affrontarlo

Individua il senso di perdita per ritrovare la tua identità personale

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autore: Andrea Griffo

Identità personale

pubblicato il 13/08/2025

aggiornato il 13/08/2025

È stata una giornata lavorativa intensa. Con grande soddisfazione stai inviando le ultime mail, dopo aver finito tutto ciò che il tuo programma prevedeva di fare. Hai una faccia stanca, ma un sorriso trapela, riflesso nello schermo che si sta spegnendo. Non vedevi l'ora per tirare un sospiro di sollievo e lasciarti guidare da quel motivo di orgoglio che ti ha permesso di portare a casa la giornata.

Eppure, quel sorriso dura così poco.

Perché ci si sente disorientati dopo la giornata lavorativa?

È una sensazione più comune di quanto immagini. Arriva dopo un istante di silenzio, di vuoto. E invece di prepararti ad apprezzare il tuo tempo libero, la vita fuori dalle performance, si riempie con una tempesta fatta di domande, insoddisfazioni e smarrimento.
Così comprendi che non si tratta solo stanchezza fisica.

Affaticamento mentale ed emotivo: oltre la semplice stanchezza

È una fatica invisibile, accumulata da un lavoro intenso e sostenuto con regole rigide, spesso scelte anche da te, che ti rende difficile vivere momenti leggeri.

L'affaticamento mentale non si vede all'esterno, perché hai imparato a mascherarlo, ma internamente lo percepisci:
• irritandoti per motivi che normalmente non ti infastidiscono
• con un calo di attenzione, dopo aver sbrigato attività in scadenza
• come una difficoltà a rilassarti anche nei momenti liberi.

È quella sensazione che ti fa dire: "Non ho più energie", anche se non hai compiuto sforzi fisici.
Questo tipo di affaticamento nasce da una continua tensione interna (che puoi sentire anche allo stomaco) tra ciò che stai facendo e ciò che desideri fare davvero.

A lungo andare non permette di percepire e accogliere le emozioni più autentiche, impedendoti di ascoltare lucidamente ciò che senti. Non riesci a capire se si tratta ad esempio di tristezza, di nervosismo o frustrazione, perché hai dedicato troppo impegno a svolgere attività produttive per gli altri.

Incompatibilità tra valori e contesto lavorativo

Anche l'ambiente professionale che vivi può portare e contribuire al senso di disorientamento.
Succede quando ciò che ti ha spinto a scegliere quello stesso lavoro, insieme a ciò che ti era stato promesso, non rappresenta la realtà, tradendo i tuoi valori e la tua fiducia.

È come trascinarsi con uno zaino addosso, pieno di un peso caricato da qualcun altro, ma che continui a portare con te perché non vedi alternative, perché non vuoi fare brutta figura e non vuoi perdere quella fonte economica e sociale di sostentamento.

Ogni volta che abbassi la testa, che rinunci ai tuoi principi per adeguarti al contesto esterno, che non esprimi le tue idee e la tua autonomia, perdi un pezzo della tua identità.

Nascono o riemergono così fratture interiori, che ti fanno chiedere: "Perché lo sto facendo?" oppure "Qual è il senso di tutto questo?". E restano per tanto tempo sospese, perché offuscate dalla routine quotidiana, dal concetto di andare avanti senza perdere colpi.

Senso di vuoto interiore e giornate senza un significato

Spegni allora il computer, torni a casa e arriva quella strana sensazione che vuole solo risposte. Hai trascorso tutto il giorno a svolgere attività spesso ripetitive, cercando piccole soddisfazioni in quel gesto di mettere la spunta "completata" a ognuna di esse.

Dovresti poterti finalmente riposare. Hai completato anche le faccende domestiche (o forse le farai durante il weekend) e ciò che rimane della tua giornata è una sola domanda: "E adesso cosa faccio?"

Ti svelo un segreto: non devi sempre fare qualcosa, non devi sempre tenere la mente impegnata, per essere chi sei.

Quando dedichi unicamente le tue energie al lavoro, tutta l'identità ruota attorno al tuo essere professionale annullandone il significato di identità stessa. Così cerchi altro da fare per colmare quel vuoto che rimane, qualcosa che possa riempirlo e mettere da parte i pensieri. Ma non sempre funziona, e non sempre le azioni che compi sono sane e restituiscono risposte.

Quando il lavoro diventa la nostra identità: rischi e riflessioni

Allo stesso modo, anche le persone che ti circondano si approcciano a te con domande del tipo: "Cosa fai nella vita?" oppure "Di cosa ti occupi?". Chissà quante volte le avrai sentite.
Ecco come il titolo lavorativo e la mansione hanno sostituito la domanda "Chi sei?".

L'atto stesso di rispondere forza a incasellarti in un ruolo che non corrisponde alla tua persona, ma è solo una parte di essa ed esclude completamente quella umana che ti ha portato fin qui.

Ancora di più se lavori per un'azienda rinomata, dove ti basta nominarla per poterti nascondere dietro di essa, ottenendo un'attenzione che suona di scorciatoia, da cui non si evince la tua identità, ma quella del brand per cui lavori (che potrebbe non rappresentarti più).

Quando allora la motivazione cala, il castello che hai costruito unicamente sulle basi del tuo lavoro inizia a vacillare, portandoti a valutare tutto ciò che hai costruito finora con domande che non tardano ad arrivare:
• chi sono io se lascio questo ruolo?
• quali passioni sto coltivando?
• cosa mi fa stare bene?
• chi sono i veri amici?
• cosa dirò agli altri delle mie decisioni?

Non tutto è perduto, sei ancora in tempo per conoscerti.

Foto di Andrea. Ha una giacca estiva blu scura, con lo sguardo pensieroso e rivolto a destra. Ha il viso appoggiato alla mano sinistra.

Strategie per superare il senso di smarrimento dopo il lavoro

Abbiamo parlato di come ti senti quando tutte le attività finiscono, quando non hai più nulla da fare e il tuo ruolo lavorativo termina per dare spazio alla tua persona, che arriva proponendoti una marea di pensieri e scaricandoti di energie vitali.

Cosa fare allora?
Comprenderti davvero non è un percorso semplice, ma sapere di voler cambiare qualcosa è già quella luce in fondo al tunnel che stavi cercando, la stessa che ti ha permesso di porti domande che prima non formulavi.

Il tuo secondo passo è, prima ancora di chiederti cosa vuoi davvero, esplorare cosa non va in ciò che vivi. Scrivilo, senza giudicarti, come se volessi svuotare la mente, anche se può disturbarti rileggerlo. Rimarrà lì, a ricordarti che hai davanti pensieri, trasformati in parole tangibili, pronti ad aprirti porte verso la tua verità, il tuo percorso di vita e lavoro più affine a chi sei oggi.

Già, perché non possiamo pensare di incasellarci in un ruolo, tantomeno di mantenerlo per tutta la vita.

Ascoltare i bisogni primari

Di cosa ho bisogno in questo momento?
È la domanda potente che puoi porti per trovare ciò che il tuo corpo, la mente e lo stomaco stanno cercando.

• Hai fame o appetito? Senti il bisogno di mangiare qualcosa in particolare?
• Hai bisogno di riposare, di stenderti un po' e chiudere gli occhi?
• Hai la necessità di sentire un abbraccio?

Queste domande costituiscono la base per il tuo equilibrio, tale da permetterti di coltivare tutto il resto, come le relazioni, i desideri, l'autorealizzazione.
Puoi approfondire questo argomento esplorando la Piramide di Maslow per sfruttarla nella tua crescita personale e lavorativa.

Accogliere i desideri più profondi

Cosa avrei voluto sempre fare?
Chiedertelo potrebbe far tornare in superficie, nel mondo esterno e nella tua realtà, un desiderio o una visione di te a cui pensavi durante il tuo periodo dell'infanzia.

• Quale desiderio hai messo nel cassetto e che non hai più riaperto?
• Cosa ti dà gioia quando nessuno ti guarda?
• In quali occasioni senti la libertà di esprimerti e riesci ad essere chi sei?

Non è necessario che tu risponda subito a queste domande.
Puoi sempre portare con te una piccola agenda o un blocco note tascabile, così che tu possa salvare i tuoi pensieri, in qualsiasi momento. Ti bastano 5 minuti al giorno per creare un'abitudine che sa di chiarezza, di verità.

Valorizzare il tempo libero

Che valore hanno questi momenti per me?
Ogni volta che rifletti sulla qualità del tempo che dedichi a te, ti dai la possibilità di attribuirgli un valore e comprendere cosa ti sta restituendo in termini di energia vitale, sorrisi, calma, pace.

Sono molti i fattori esterni che possono influenzare e interrompere uno scorrimento leggero del tempo che hai a disposizione: notifiche, cose e persone.
Hai il potere di scegliere a cosa e a chi dare priorità, filtrando ciò che può davvero rispondere a desideri e bisogni.

Ci sono contesti, come quello lavorativo, da cui non puoi distaccarti in qualsiasi momento. Altri invece, ti permettono di farlo e di trovare momenti unicamente per te o da condividere con persone che sanno ascoltare e leggere le tue parole.

Parlare e confrontarsi

Una persona a te cara, di cui ti fidi, può darti supporto e suggerimenti per vivere senza disorientarti, per coltivare la tua identità dopo le attività lavorative.

Potresti ricevere consigli di lettura sulla crescita personale, modi per fare attività fisica, luoghi in cui praticare attività che possono farti sentire a tuo agio e restituirti una mente lucida, così da prepararti ad accogliere i tuoi pensieri più autentici.

Una volta che hai acquisito una forza interiore da una passeggiata in solitaria, da un aperitivo con amici e amiche, le tue difese sono alte e tali da mettere da parte quei giudizi che normalmente arrivano quando senti tanta stanchezza addosso. Ecco allora che arriva il momento perfetto per ascoltare ciò che vuoi davvero per te.

Può anche capitare che, dopo tanto tempo in cui hai sperimentato diverse strategie, le cose non sembrano andare come le avevi immaginate, nonostante gli sforzi. Anche questo è normale, ed è un indicatore che puoi acquisire nuovi strumenti, in autonomia o lasciandoti accompagnare da una figura professionale.

Puoi farlo raccontandomi cosa provi in questo momento, con una mini-sessione di coaching gratuita, o dalla pagina contatti.

Mi trovi anche su YouTube, dove in un video di un minuto ti mostro cosa ho combinato in un pomeriggio libero, perché possa esserti di ispirazione.

Identità personale

Momenti di un venerdì sera | 1 minute vlog

Hai presente quando arrivi al weekend dopo una settimana intensa? Il cervello si svuota e ti domandi: "E adesso che faccio?" Per non incorrere in pensieri catastrofici e crisi esistenziali, ecco alcuni momenti che puoi concederti per... sì, uscire e portarti fuori.

Torna a trovarmi quando vuoi.

A presto!
Andre

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