Quiet Firing: quando è l’azienda a licenziarti silenziosamente

Scopri i dettagli di questo fenomeno, intercettando i segnali in ufficio e acquisendo tecniche pratiche per reagire

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autore: Andrea Griffo

Lavoro

pubblicato il 19/11/2025

aggiornato il 19/11/2025

Lo so, ho fatto anche io quella stessa faccia perplessa quando l’ho letto per la prima volta. Si tratta di un termine molto simile al Quiet Quitting che leggi spesso, ma questa volta è diverso.
Si riferisce a quel fenomeno che accade quando, invece di essere tu a fare il minimo indispensabile, è l’azienda (nonché le figure responsabili) a parcheggiarti silenziosamente verso un profondo e demotivante stato di inattività, portandoti al licenziamento.

Può succedere per svariati motivi, sempre legati a chi tiene le redini decisionali. Da ciò si comprende quanto siano davvero le persone a fare le aziende.

In questo articolo vediamo nel dettaglio come intercettare questo tipo di dinamiche, iniziando proprio dalle tue sensazioni

Cosa succede in ufficio quando ti mettono da parte

Il viso. Ecco quello dice già tanto.
Potresti anche non dire nulla, gli occhi punterebbero comunque verso il basso.

É un tono affranto quello che ti accompagna, scoraggiato dai tentativi che hai già messo in atto per cercare di farti piacere attività che ormai non ti motivano più.

Allora ti guardi intorno e vedi colleghi e colleghe nel pieno dei loro impegni, insieme a chi cresce, chi sta andando via e chi ricopre ruoli che avresti potuto svolgere tu.

Ma allora che succede?
Come mai sembra che, nonostante tu abbia già fatto presente le tue perplessità, nessuno si ricordi di te?

Se sei nella correttezza del tuo operato ma le cose non cambiano.
Ed ecco spiegati quali possono essere i motivi.

Le tue obiezioni stanno scomode

Nel tempo hai acquisito una padronanza incredibile dei processi, di cui molti portano la tua firma in termini di organizzazione e metodologie.
Quando una persona esterna oppure una figura responsabile vuole necessariamente imporre il suo pensiero in qualcosa che funziona già bene, la tua reazione può tradursi nell'alzare un muro a chi fa un uso improprio della posizione che ricopre.
Purtroppo succede e non presagisce nulla di buono.

Così davanti a osservazioni particolarmente invadenti, ti trovi a dover difendere il tuo stesso lavoro.
E quando invece sei tu a proporre idee, senza imporle, succede che il muro viene alzato a te, per il timore di perdere il controllo o per non sentirsi di meno, solo perché si trovano su uno o più gradini gerarchici sopra di te.

Esistono taciti accordi

Ci sono dinamiche particolari che si instaurano in azienda, sia nel personale interno che nei rapporti con clienti e fornitori.
A volte sono scritti nero su bianco, altri invece sono così sottili che non vengono portati all’esterno.

Nelle collaborazioni fra aziende può ad esempio capitare che, data la situazione di insoddisfazione che vivi, potresti avere il desiderio di esplorare le realtà dei clienti per cui stai lavorando e che appassionandoti possono risvegliare motivazione e interessi.
Ti informi, e vedi che in effetti hanno posizioni aperte che potresti ricoprire.
Ma quando sembra che stia andando tutto in porto per vivere finalmente una nuova esperienza lavorativa, succede qualcosa di inspiegabile: un blocco.
Nulla si muove, nulla si approfondisce, tutto si dimentica.

E ti domandi perché.
Chiedi spiegazioni, e nessuno riesce a dartele.

Riprovi con un’altra azienda, magari sconosciuta nei rapporti di collaborazione, e succedono le stesse dinamiche.
Già, perché anche fra realtà dello stesso luogo o provincia possono esserci degli accordi per scartare a priori chi vuole passare da un’azienda all’altra.

Stai crescendo troppo velocemente

Sì, hai con te qualcosa di invidiabile: una motivazione che ti spinge a imparare, a volere di più, in modo sostenibile e senza adagiarti.
È una qualità brillante e dalle prospettive ambiziose.

Purtroppo però, le persone che popolano il contesto aziendale non sempre accolgono queste caratteristiche, nonostante le richiedano ai colloqui. Ma addirittura cercano di sminuirle, quando le percepiscono negli altri, per il timore di perdere il proprio status, la propria posizione.
Così, chi cresce troppo velocemente, forte delle sue buone intenzioni, viene parcheggiato per evitare di svettare verso i più alti gradi manageriali.

Ti escludono da riunioni e progetti chiave

Guardando bene fra gli uffici, senza necessariamente distogliere troppo lo sguardo dal pc, stai notando dei meeting straordinari, di cui nessuno sembra conoscerne l’argomento.

Certo, ci sono molte problematiche, anche urgenti, che qualcuno al posto tuo sta cercando di gestire per continuare a pagare il tuo stipendio.
Altre però sono unicamente dedicate a riorganizzare ruoli e attività del personale. Anche le tue, di cui, forse, potresti arrivarne a conoscenza a cose fatte.
E se succede, rompe quel rapporto di fiducia che si è creato fin dai primi giorni.

Perché sì, se vivi un cambiamento significativo delle tue attività, di cui non ne eri a conoscenza, non è un caso. È il risultato di una scelta sulla tua professionalità, di cui nessuno ti ha parlato.

Gli effetti del Quiet Firing sulla tua autostima

Il tuo approccio alla risoluzione dei problemi è impeccabile e ha un infinito campo di applicazione.
Non si tratta solo di impiegarlo con naturalezza nelle attività lavorative, ma anche nelle questioni personali, così come nel comprendere i pensieri che la mente ti propone, davanti alle dinamiche che ti si muovono intorno.

Quando ti imbatti allora in una delle situazioni descritte prima, inizi a chiederti: “Perché sta succedendo a me?” oppure “Cosa ho sbagliato?”.
È assolutamente normale, in quanto stimola il tuo processo di autocritica interiore prima di portare all’esterno una tua consapevolezza.
Tuttavia questo richiede un sacco di energie, che fanno abbassare le difese e:

aumentano l’ansia: per il timore di perdere il lavoro, con la conseguenza di strutturare altri meccanismi per riprendere il controllo della situazione
riducono l’autostima: nel pensare che il lavoro e gli sforzi compiuti negli anni non siano serviti a nulla, se questo è il risultato
aumentano l’impotenza: ti trovi con le mani legate e non sai come muoverti.

Il fatto è che tutto questo non dipende da te.
E non è neanche una questione di colpa.

C’è però qualcosa che puoi fare.
Trova un luogo comodo perché stai per leggerlo.

Tutto questo non dipende da te. E non è neanche colpa tua.

Come affrontare l’isolamento lavorativo

Sono molte le qualità che ti caratterizzano e una fra queste è l’umanità.
Quando stai facendo qualcosa di gratificante, quando ti impegni per vivere pienamente e con passione il tuo lavoro (ma anche la vita), l’azione più naturale che ti viene è la condivisione.
Ti piace raccontare, metterti in ascolto e portare valore al prossimo con le tue esperienze.

Questo però non è sempre apprezzato da chi internamente sente mancare qualcosa e che, invece di aprirsi per imparare di sé e degli altri, si irrigidisce e cerca di portare a un livello più basso le persone che teme possano minare il suo controllo.

Come puoi agire allora per non sentirti solo un numero che deve produrre?

• Stabilisci dei confini: rimani in apertura e in dialogo con colleghi e colleghe, ma dosa la condivisione di ciò che senti di personale e lavorativo con chi non riconosce il tuo valore

• Confrontati con persone fidate: parla con le figure di riferimento, come le risorse umane, per chiedere un supporto oppure una ridefinizione delle attività

• Documenta le dinamiche: scriviti e raccontati in momenti protetti (anche a casa) di ciò che vivi in ufficio, così che tu possa avere memoria storica dell’ambiente che si sta muovendo intorno a te

• Prenditi cura del tuo tempo: fai pause regolari, alzandoti dalla sedia per fare movimento, riposa e concediti hobby e attività che valorizzino la tua persona

• Guardati intorno: sfrutta l'occasione per cercare nuove opportunità e avere una maggiore visione del mercato, delle richieste e perfezionare le tue capacità comunicative

• Considera un aiuto professionale: esplora la possibilità di esprimerti senza alcun giudizio con una figura di psicologo o coach, a seconda che tu prediliga un supporto per rafforzarti dal tuo vissuto o per agire con coraggio e determinazione verso il futuro.

Da qui, come Andrea che lo ha vissuto, e come Coach che desidera che non si verifichi anche agli altri, hai una sincera disponibilità. Puoi esplorare il mio approccio da questa pagina, o scrivermi direttamente dai contatti.

A presto,
Andrea

Se preferisci il formato video, puoi trovare anche il video YouTube correlato.

Coaching

Quiet Firing: quando è l'azienda a licenziarti silenziosamente

A volte ci sono delle dinamiche strane che puoi individuare fra gli uffici. Riunioni al vertice, turnover, cambi di progetti e tu, che sei parte integrante del team, vieni a conoscenza delle decisioni solo a cose fatte. Come mai non ti fanno sapere più nulla? I motivi sono molti, che possono essere inclusi nel termine del Quiet Firing.

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