Quando non ti ascoltano a lavoro: perché accade e cosa puoi fare
Comprendi perché responsabili ed HR non accolgono le tue idee
Tempo di lettura: 5 min
Indice dei contenuti:
1. Quando chi dovrebbe ascoltarti a lavoro non c'è
1.1 Risorse umane assenti o distanti
1.2 Responsabili tecnici che comandano e non guidano
1.3 Il silenzio che isola chi vuole innovare
2. Perché i responsabili temono chi porta nuove idee
2.1 La paura di perdere il controllo
2.2 Il timore delle competenze "dal basso"
3. Le conseguenze di non essere ascoltati a lavoro
3.1 Perdita di motivazione e senso di inutilità
4. Cosa puoi fare a lavoro quando nessuno ti ascolta
4.1 Comunicazione efficace e strumenti tecnici
4.2 Negoziazione e gestione dei conflitti
4.3 Coaching per dare valore alle tue idee e progetti
Hai presente quando nei contenuti indico le parole "nonostante i tuoi tentativi"?
Ecco, mi riferisco a quell'impegno che metti per cercare di far funzionare le cose nell'azienda in cui ti trovi, pur sentendo l'ambiente di lavoro non appartenerti più come una volta.
In questo articolo ci concentriamo su quelle dinamiche che si verificano quando le risorse umane sono assenti e poco interessate a ciò che succede negli uffici, così come le figure responsabili distanti che non solo non riconoscono il valore del loro team, ma sono poco aperte al dialogo e all'innovazione.
Ne esploriamo le conseguenze, ma anche le strategie, di comunicazione e gestione dei conflitti.
Quando chi dovrebbe ascoltarti a lavoro non c'è
Ti trovi in un'azienda strutturata, a cui dedichi molto delle tue risorse e del tuo tempo e per la quale hai investito tanto in questi anni, sia dal punto di vista personale che economico.
Da figura veterana ne hai viste passare tante di dinamiche, comprese le persone che in momenti diversi hanno preso strade che non ti aspettavi. C'è chi è rimasto, chi è andato via. E ogni volta sono nuovi equilibri da ricostruire: quelli umani, prima ancora dei passaggi di consegna tecnici.
Hai imparato a conoscere la parola turnover e ti domandi come mai questo fenomeno stia succedendo così spesso. In fondo stai facendo bene il tuo lavoro, ma allora, cos'è che non va?
Risorse umane assenti o distanti
Se noti comportamenti in ufficio che ti hanno lasciato qualche perplessità, andando contro i tuoi valori, probabilmente si è già verificato un episodio simile e ti stai assicurando che non si tratta solo una tua percezione.
Così succede ancora una volta, ma quando è davvero il momento di confrontarti e parlarne con le risorse umane non lo fai. Forse perché pensi che non possano avere tempo da dedicarti o che gli altri, vedendoti affrontare l'argomento, possano pensare male di te.
Oppure ti confronti con loro, ti armi di coraggio e ne parli per capirci meglio, ma ti viene alzato un muro. E tutto torna come nulla fosse successo. Ancora una volta.
Le figure HR o Risorse Umane, nel ricoprire questo ruolo hanno il dovere di gestire le relazioni fra le persone che vivono l'ambiente lavorativo, alimentando un clima leggero e sostenibile.
Se da parte loro le tue parole non trovano interesse e questa dinamica si ripete nel tempo non è un caso: è una situazione che richiede di essere riequilibrata.
Tutto ciò che va contro i tuoi valori e che hai visto cambiare nel tempo rappresenta oggi un motivo per essere segnalato a chi ha la responsabilità di prendersene cura, diventando tu parte stessa di un possibile miglioramento.
Responsabili tecnici che comandano e non guidano
Se da parte delle figure responsabili hai notato un cambio di approccio nei tuoi confronti, rispetto alle fasi iniziali di formazione e affiancamento, è probabile che l'ambiente aziendale stia vivendo delle variazioni interne nei team, nei processi decisionali, così come nelle persone singolarmente.
Le parole diminuiscono, i toni diventano più superficiali e quella dedizione di sedersi accanto a te per affrontare una tematica comune non c'è più.
Ti domandi allora cos'hai fatto.
Forse qualcosa di male, un'azione che ha infastidito e che è rimasta irrisolta.
Eppure, le attività sembrano comunque funzionare.
A differenza di quando hai iniziato questa nuova avventura lavorativa, adesso le tue proposte non vengono ascoltate, ma in alternativa vengono imposte modalità di lavoro e organizzative che riducono le tue possibilità di scelta.
Ecco allora quella sensazione di essere all'interno di una gabbia, in un lavoro che non ti rappresenta più, in cui ti senti solo un numero e parte di una macchina programmata da attività ripetitive.
Così la motivazione cala drasticamente, insieme alla figura identitaria che ricopri che non ha più la possibilità di esprimersi.
Il silenzio che isola chi vuole innovare
Ormai hai imparato come funzionano i processi delle attività che svolgi in azienda.
Riesci a padroneggiare i task assegnati e sei in grado di comprendere quanto tempo richiedono, gestendo in modo ponderato le tue energie. Sai consegnare un lavoro di qualità in tempi rapidi e rallentare quando ne hai bisogno, per attività più semplici e ordinarie. La conoscenza dei processi ti ha portato negli anni a ottimizzarli e ridurre gli sforzi per raggiungere gli obiettivi.
Sarebbe tutto fantastico, se non fosse che nel tempo continuano a ripresentarsi sempre gli stessi problemi, nonostante le idee che hai proposto più volte per correggerli ed evitarli.
Ti dicono:
"Si è sempre fatto così"
"Non ci sono soldi per questo"
"Dovresti parlare con i miei capi, e ti diranno di no"
Insisti e ti batti, perché hai la sicurezza che le tue idee possano migliorare i processi.
Così organizzi riunioni, con figure che stanno più in alto e quasi senti un'aria di derisione.
Un po' come ai provini:
"Ti faremo sapere..."
Poi però le decisioni vengono prese davvero, spesso agli antipodi di ciò che pensavi.
E ti trovi davanti a nuove assunzioni e promozioni, per attività a cui ambivi o a cambi del direttivo, di cui ne vieni a conoscenza troppo tardi, perché ti hanno tagliato fuori da riunioni e decisioni strategiche.
Forse è questo che ti fa davvero perdere la fiducia in tutto ciò che hai costruito, con l'effetto che una sola difficoltà che si presenta, dopo aver vissuto queste dinamiche, fa crollare le basi di ciò che ti ha portato fin qui.
Perché i responsabili temono chi porta nuove idee
Ti succede mai di percepire durante una riunione o un colloquio di lavoro che dall'altra parte la persona stia cercando di sminuirti? È quasi come se temesse di perdere una sorta di autorità o di controllo sulla situazione, attivando dei comportamenti che tendono a mantenere una posizione più in alto rispetto alla tua, piuttosto che dialogare in equilibrio trovando dei punti di incontro.
Personalmente ho vissuto più volte situazioni come queste, presentandomi a colloqui di lavoro. Ho ricevuto battute sarcastiche sul mio modo di esporre le esperienze, così come nel parlare delle prospettive di crescita e perfino sulla scelta di rasarmi i capelli. Il tutto era finalizzato nel cercare di mettermi in difficoltà e ridurre il valore della retribuzione da propormi.
Così nel momento in cui vedi potenziali miglioramenti e valore aggiunto che puoi portare verso una realtà aziendale, questi rischiano di non vedere la luce, perché bloccati sul nascere.
La paura di perdere il controllo
La distanza comunicativa da parte delle figure responsabili, abbinata al poco riconoscimento e all'autorità impositiva che percepisci, sono indici di possibili insicurezze che la persona porta con sé nel ricoprire quel ruolo.
Questi comportamenti, legati alla paura di perdere la propria posizione e il controllo su un team, risultano controproducenti per la crescita di un'azienda, sia dal punto di vista del personale, che economico e tecnico.
A lungo andare limitano le capacità espressive, portandoti a provare quella sensazione di essere solo un numero e processare le attività così come arrivano. La tua identità così viene meno, lavori per inerzia e la motivazione si affievolisce nel tempo.
Il timore delle competenze "dal basso"
Ti impegni per portare idee non per farti notare, e neanche per mettere in mostra le tue capacità, ma per facilitare il tuo lavoro e quello degli altri, consapevole di ciò che ogni giorno hai sotto mano. Conosci task e attività meglio di chiunque per gli argomenti che stai trattando e trovi giusto che la tua voce abbia spazio per essere accolta.
Tuttavia, questo può essere percepito come una "minaccia" da quelle figure responsabili che non hanno la piena consapevolezza delle attività e la sicurezza della loro leadership.
Ciò che puoi fare non è dimostrare di avere ragione a tutti i costi, ma parlare con quelle stesse terminologie e modalità che reputi comprensibili a chi ti dovrà ascoltare. È vero, richiede tempo, ma sicuramente un'analisi dei dati passati e una presentazione del valore aggiunto che le tue idee possono portare può dare evidenza di ciò che sostieni con fermezza.
Così non scaturisci la paura di indebolire l'autorevolezza o la perdita di controllo da parte delle figure responsabili ma porti il un contributo nuovo compiendo tu il primo passo.
Le conseguenze di non essere ascoltati a lavoro
Molti sono i casi nelle realtà aziendali in cui i margini di dialogo e confronto sono relativamente ridotti. Tutto ciò penalizza quelle figure operative che desiderano mettere in gioco le proprie capacità, portare innovazione, migliorare i processi e ambire naturalmente a una posizione per ricoprire ruoli di maggiore responsabilità.
Individualmente, quella motivazione che ti ha spinto a dare il massimo per tanti anni oggi è la stessa che ricompare solo per alcuni momenti durante la settimana. E quanto manca senti crollare tutto.
Perdita di motivazione e senso di inutilità
Non a caso si parla di rapporto di lavoro.
Come in ogni tipologia di relazione, anche quella fra te e il tuo lavoro necessita di reciprocità e impegno da entrambe le parti per garantire un benessere comune.
Sia tu che l'azienda (datore di lavoro, responsabili, risorse umane e business in senso stretto) avete obiettivi da raggiungere singolarmente, altri vi accomunano perché tutto possa funzionare per garantire crescita e fatturato.
Ognuno ha le proprie responsabilità e il peso dei risultati non dipende unicamente da te.
E quando qualcosa cambia nell'ambiente lavorativo (collaborazioni, scelte dei soci, clienti, colleghi) si rompono equilibri che non sempre si riescono a ristabilire. I problemi rimangono (o se ne creano di altri) e senti arrivare una stanchezza, fisica e mentale, che ti fa perdere la motivazione, portandoti a fare il minimo indispensabile.
Ecco allora da cosa nasce quel senso di inutilità.
Suona come una rassegnazione e alimenta il quiet quitting.
Per questo arrivi a svolgere solo le attività necessarie, con uno sguardo perso che controlla spesso l'orario, dove una minima difficoltà fuori dal processo si trasforma poi in un'immediata corsa verso la meta. Partendo da zero a cento e senza allenamento.
Eppure hai provato a migliorare le cose, senza vedere risultati, anche dopo tanto tempo.
Il quiet quitting suona come una rassegnazione, in cui vorresti lavorare come una volta, ma non ce la fai più.
Cosa puoi fare a lavoro quando nessuno ti ascolta
Ci sono molte strategie che puoi applicare quando ti trovi in una situazione di blocco a lavoro.
Puoi intervenire sulla comunicazione, coltivando il dialogo singolarmente e in gruppo, ma anche gestire i conflitti oppure semplicemente aspettare.
Sì, anche questa è una strategia.
Vediamole insieme.
Comunicazione efficace e strumenti tecnici
Per aumentare l'autorevolezza delle tue idee e proporle in una forma che possa essere di semplice lettura, puoi combinare le tue capacità comunicative con strumenti che hai già a disposizione.
Se sostieni che la modifica di un processo possa migliorarne l'esecuzione, utilizza tool che sono già noti alle figure responsabili. Prepara un documento, una presentazione o un foglio di calcolo che permettano di evidenziare lo stato attuale e quali impatti positivi può portare la tua idea di innovazione. Organizza quindi un meeting con le persone interessate e parla loro della tua proposta.
Puoi abbinare anche un breve discorso, insieme alle obiezioni che pensi possano avanzare: sarà utile a te sia nella fase di stesura che durante la presentazione.
Una volta che hai spiegato le tue idee in un modo leggero, diplomatico e comprensibile anche agli altri, apriti alle domande. Sarà un momento utile e umano per confrontarvi, nonché un'ottima occasione per definire uno o più obiettivi condivisi. E per questo avrai bisogno di negoziare.
Negoziazione e gestione dei conflitti
Hai presente quando una figura professionale, esperta di vendita, ti accompagna nel conoscere un prodotto o un servizio, anche se inizialmente provi scetticismo?
Questa persona conosce per la maggior parte anche le domande che gli porrai per capirci meglio.
E a quel punto, dato che ha destato il tuo interesse, potresti voler approfondire l'argomento ponendo tutti i dubbi che ti vengono in mente, senza necessariamente acquistare.
Con un approccio molto simile, nel portare a conoscenza di figure responsabili ed HR le tue idee, l'interesse da destare è il raggiungimento di un obiettivo comune, in cui mostri i punti critici che hai rilevato e proponi nuovi modi di agire. La negoziazione, nell'ambito dei processi aziendali, risiede nel mediare aspetti esistenti con altri nuovi, che ne migliorano efficienza ed efficacia e che mettano d'accordo tutte le parti coinvolte.
Da ciò che presenti possono nascere anche dei confronti non semplici da gestire, soprattutto se hai già avuto modo di discutere con alcune persone presenti.
In questi casi puoi applicare una tecnica che nel coaching viene utilizzata per gestire i conflitti.
Ecco allora cosa puoi fare:
• trova un momento tutto per te, ti bastano 5 minuti
• pensa a quella volta in cui hai già vissuto un confronto con quella persona
• portati in quella scena, ricordando se eravate in piedi o seduti, quanta luce c'era intorno
• guardati adesso con gli occhi dell'altra persona
• cosa stai pensando? E cosa ti diresti?
• rifletti su come stai percependo la tua stessa identità, mettendoti nei panni dell'altro
• riporta il focus su di te e scrivi in che modo vorresti che l'altra persona si ponesse nei tuoi confronti, così da rispettare i tuoi valori e necessità.
Quando e se ti capiterà nuovamente di doverti confrontare dal vivo, fai presente a priori in che modo vorresti condurre quella conversazione, forte delle esperienze passate e dei tuoi appunti ottenuti dall'utilizzo della tecnica:
"Vorrei che affrontassimo questo problema così [...] insieme."
"Ho bisogno che [...] per poterti spiegare meglio"
Dall'altra parte la persona potrebbe percepire per un attimo un comportamento inusuale da parte tua, nuovo, perché non lo aveva sperimentato prima.
Probabilmente sarà quello stesso approccio che porterà su un piano diverso la conversazione: più genuina, rispettosa, diplomatica.
Coaching per dare valore alle tue idee e progetti
Il desiderio di portare nuove idee è sempre segno di innovazione. Quando proponi un cambiamento, non stai solo parlando di lavoro: stai esprimendo una parte importante della tua identità che sta cercando un nuovo spazio, personale e professionale.
Ma se questo spazio non viene riconosciuto, rischi di sentire un blocco e vivere in un loop (la cosiddetta "ruota del criceto"). Dentro di te nasce la voglia di rimetterti in gioco, perché sai che hai potenzialità non ancora espresse. A volte pensi di cambiare lavoro, altre volte provi ad adattarti, ma la sensazione rimane: non stai dando tutto ciò che puoi e che vorresti.
In questi momenti è fondamentale trovare un canale per dare voce alla tua creatività, alle tue esperienze e al desiderio di innovare. Il coaching può aiutarti proprio in questo: a riconoscere il valore delle tue idee, a trovare il modo giusto per comunicarle e a individuare i contesti in cui possono realmente prendere forma.
Se senti che è arrivato il momento di dare più spazio alle tue idee, possiamo parlarne insieme in una call conoscitiva gratuita. Sarà un’occasione per sperimentare il coaching e capire come portare innovazione nel percorso della tua vita e del tuo lavoro.
Grazie per questo momento di lettura che hai scelto di dedicarti.
A presto,
Andrea
