Quando la promozione a manager diventa una gabbia
Ritrova equilibrio e libertà nel nuovo ruolo che ricopri
Tempo di lettura: 3 min
Indice dei contenuti:
1. Il lato nascosto della promozione a manager
1.1 Quando la fiducia si trasforma in pressione
1.2 La solitudine di essere per la prima volta leader
2. Quando il lavoro diventa identità (e prigione)
2.1 Il peso sociale di aver raggiunto una promozione
2.2 I segnali che ti invia il corpo quando qualcosa non va
3. Come ritrovare equilibrio e autenticità nel ruolo
3.1 Riconnettiti alla tua motivazione iniziale
3.2 Delega senza perdere il controllo
3.3 Coaching per ritrovare libertà nel ruolo
Hai raggiunto la posizione di manager, qualcosa a cui ambivi da tanto tempo e ancora non ci credi.
È trascorso quasi un mese dalla promozione, le cose da fare e le responsabilità sono decisamente aumentate e stai facendo i conti con un ruolo che fino a poco tempo fa avevi osservato solo dall’esterno.
Stai vivendo il tuo lavoro da nuovi punti di vista, accompagnati da un’energia da reinvestire in questo progetto che hai avviato: sia lavorativo che personale.
In questo articolo esploriamo insieme ciò che succede quando ti appresti a vivere un nuovo capitolo della tua storia professionale, fra pro e contro, aspettative e incongruenze.
Il lato nascosto della promozione a manager
Prima di mettere la fatidica firma del salto di livello, avevi fiutato già qualcosa che non andava, ma l’ambizione, le aspettative e il trattamento economico hanno avuto la meglio, portandoti a decidere di proseguire.
C’erano troppe cose da risolvere, che non riuscivi a vedere perché chi se ne occupava prima di te le filtrava. Ora che questo mondo ti si è aperto davanti è qualcosa di diverso rispetto a come lo immaginavi.
Il fatto è che, molte persone sognano la promozione, ma poche raccontano cosa succede dopo. Ora tante cose si stanno mettendo in discussione dentro di te e ti domandi se sia stata davvero una scelta ponderata.
Quando la fiducia si trasforma in pressione
Il primo stipendio da manager è arrivato e, considerando tutta la valanga di informazioni che hai dovuto acquisire in questo mese, forse un accenno di pentimento si è fatto sentire, al di là del riscontro economico.
La promozione ha portato con sé nuovi obiettivi da raggiungere, altre figure responsabili con cui interfacciarti, una diversa impostazione lavorativa e comunicativa da gestire e, ultimo ma non per importanza, una sorprendente richiesta di fare di più.
Ma com’è possibile?
Ti avevano promesso più occasioni per lavorare da casa e invece ti ritrovi in ufficio più di prima, nella speranza che davvero tutto questo raggiunga un regime in breve tempo e si affievolisca.
Ora che sei manager è come se dovessi dimostrare di meritarlo, costringendoti a chiederti di più, ancora. E così ritorna l’ansia. Ogni problema si enfatizza più del dovuto e addio tranquillità e lucidità mentale.
Per come hai sempre svolto le attività in autonomia, adesso risulta complicato dire a quelle stesse persone che erano sedute accanto a te: “Dobbiamo rispettare le scadenze”. Ti ritrovi ad aspettarti prestazioni dagli altri, perché chi sta più in alto li aspetta adesso da te. Forse non con stima, ma con tono autoritario.
Rimani senza parole, con una marea di dubbi e in solitudine.
La solitudine di essere per la prima volta leader
Già, perché ciò che capita è che inevitabilmente si crea una distanza fra colleghi e colleghe, le stesse persone con cui hai condiviso la scrivania fino a qualche giorno fa. Ma se ti prendi cura del tuo team e dall’alto non arriva quel supporto che ti era stato promesso, chi si prende adesso cura di te e del tuo lavoro?
Solo tu.
Come il tuo primo giorno in azienda azienda dove, nonostante un accennato affiancamento, devi cavartela in autonomia. Dove chiedere un consiglio adesso risulta quasi come una forma di debolezza.
Ma sai che non è così.
Perché in qualche modo si tratta di nuovi equilibri da costruire in questa tua nuova veste, che avranno il loro effetto anche sulla sfera personale e sulla tua identità.
Quando il lavoro diventa identità (e prigione)
Il fatto è che, per i primi tempi sembra strano anche per te calarti in questo nuovo ruolo da manager.
Hai accettato di farti attribuire un nome per il quale non ti senti ancora all’altezza (rispetto a chi poi?).
È così, prima ancora di aver avuto il tempo di calarti davvero in questa nuova identità lavorativa, devi già dimostrare di ricoprirla a pieno.
Deve sembrare tutto perfetto. Le responsabilità che hai sono nettamente maggiori e non senti più quella libertà di prenderti dei momenti per te come una volta.
Adesso, aziendalente parlando: non sei più la persona di prima, devi essere qualcosa di più, qualcuno di più.
Non perché sei tu a volere tutto questo, ma perché qualcun altro lo vuole per te.
Una gabbia che, se da una parte stai cercando ancora di capire chi sei, all’esterno (fra il lavoro e gli affetti) devi mostrare già quella persona che vorresti essere: la maschera del “finalmente hai ricevuto la promozione”.
Il peso sociale di aver raggiunto una promozione
Ecco allora da dove arrivano anche le aspettative: non solo dall’ambiente lavorativo e da te, ma anche dalle persone per le quali hai voluto sempre mostrare che sei in grado di farcela e di raggiungere obiettivi e status importanti.
Chiaro ma, importanti per chi?
Forse per quelle persone che hanno sempre dimostrato e donato sostegno a te e al tuo percorso, sia umano che economico.
Da un lato si tratta di un aspetto meraviglioso. Dall’altra, ti senti così in dovere di onorare il ruolo che quelle stesse persone hanno visto per te.
Una maschera che hai imparato a mettere per paura di deludere.
Ce l’hai fatta sì.
Ma se ora che hai raggiunto questa posizione scoprissi che non fa più per te?
Non c’è nulla di male ed è una prova evidente dell’ambizione che porti dentro.
Succede, quando guardi oltre i limiti di un percorso lineare e dai importanza a ciò che il tuo corpo ti sta comunicando, con l’intenzione di comprendere quale strada ti appartiene davvero.
I segnali che ti invia il corpo quando qualcosa non va
Man mano che vivi esperienze, che guardi fuori dalla finestra dell’ufficio, esplorando il mondo intorno, cresce anche il desiderio di dare e ricevere di più dal mondo stesso.
È come se lo spirito che ti accompagnava in tenera età venisse rinnovato tutte le volte che sperimenti qualcosa di nuovo, dando voce alle esigenze giocose, sociali e identitarie.
Non sei solo il tuo lavoro e il corpo lo sa.
Per questo, quando qualcosa non va, quel “qualcosa” arriva sempre dal tuo sé interiore.
E se la mente cerca di metterlo da parte, il corpo inizia a manifestarlo con ansia, stanchezza, tensione e insoddisfazione. Con la conseguente necessità di trovare a tutti i costi, nel più breve tempo possibile, una risposta a ciò che ti sta succedendo. La mente cerca allora di riprendere il controllo.
Per interrompere questo loop, ci sono dei momenti che puoi concederti per lasciarti andare, durante la pausa pranzo o fuori dall’ufficio, nei luoghi che ti fanno sentire più a tuo agio.
Bastano 10 minuti da dedicare alla scrittura, a una conversazione amichevole e in assenza di giudizi, in ascolto del mondo interno ed esterno, con l’obiettivo di comprendere come ti senti quando non sei nel pieno delle attività lavorative.
Ciò ti aiuta a separare il tuo ruolo dalla tua persona, non per sempre, ma per questo preciso periodo in cui entrambe le versioni di te hanno bisogno di respiro.
Arriverà il momento il cui si riunirà tutto nella tua unica identità… ma non è questo il giorno! [cit.]
Datti tempo, tutto quello di cui necessiti.
Puoi però facilitare questo processo di crescita personale e professionale partendo da un concetto base: equilibrio.
Senza il bisogno di prendere decisioni affrettate.
Come ritrovare equilibrio e autenticità nel ruolo
Ci sono molte dinamiche che si innescano quando ci troviamo in una nuova e improvvisa difficoltà che ci fa perdere il controllo. Una di queste è quella di scappare, lasciando tutto per ripristinare l’equilibrio che abbiamo faticato così tanto a costruire.
Anche sul lavoro è così, ma se senti che ne vale davvero la pena, che questo luogo e le condizioni meritano di essere affrontate, allora è il momento di rimboccarti le maniche.
Riconnettiti alla tua motivazione iniziale
Per ritrovare l’equilibrio, prova a chiederti:
• Cos’è che, fino a poco tempo fa, mi dava la forza di alzarmi dal letto ogni giorno e andare in ufficio?
• Come mai ho accettato la promozione?
• Cosa mi motiva davvero?
Si tratta di domande che ti aprono a riflessioni verso strumenti e scelte ponderate che puoi formulare solo tu.
Come esercizio, puoi anche scrivere la parola “equilibrio” e aggiungerci tutte quelle che ti riportano a questa stessa parola.
Ad esempio, nel mio caso personale l’esercizio che ti ho proposto ha prodotto queste parole:
Equilibrio: Coraggio, Famiglia, Pace, Tranquillità, Non Agitazione, Integrità, Amore, Viaggio, Natura, Interazioni, Passione, Perseveranza.
Queste parole rappresentano le basi del mio equilibrio, nonché ciò che contribuisce al coltivarlo.
Spero che anche tu possa trovare le tue e ricordarti ogni giorno cosa e chi ti dà la forza di essere chi sei.
Non sei solo il tuo lavoro e il corpo lo sa
Delega senza perdere il controllo
Dopo aver esplorato la tua motivazione interna, è il momento di portare tutto questo all’esterno, verso il tuo team, lo stesso che può credere in te.
Anche se hai sempre svolto le attività in solitudine ed egregiamente, un team esiste proprio per favorire e supportare la condivisione, personale e lavorativa.
Un manager, in quanto leader, non fa tutto, ma permette agli altri di crescere.
Ha pazienza e sa ascoltare.
Sa fermarsi, così come sa quando è necessario correre.
E soprattutto, ha fiducia, nelle sue capacità e in quelle delle persone che credono nel suo operato.
Quando svolgi attività da manager, è vero che hai molte più responsabilità, ma è anche vero che quell’enorme e nuovo groppone che porti sulle spalle puoi delegarlo. Fa parte del tuo lavoro.
Distribuire le responsabilità è un atto di leadership consapevole e puoi farlo anche tu.
Inizia da un piccolo passo:
Quale attività puoi lasciare oggi a qualcuno del tuo team, trasformandola in un’occasione di fiducia?
Ciò ti permette di rilasciare gradualmente quel controllo su tutto ciò in cui ti stai imbattendo.
Mostra apertura, comprensione e ringrazia sempre per il tempo che l’altra persona ha dedicato all’attività.
Se ci pensi, questo gesto crea un’occasione positiva di scoperta, che puoi riportare anche nelle fasi successive di questa esperienza lavorativa.
Senza dimostrarti forte, ma condividendo anche pensieri, sicurezze e necessità.
Coaching per ritrovare libertà nel ruolo
Quando senti che il tuo ruolo ti sta stretto, ma non vuoi rinnegare tutto ciò che hai costruito, il coaching può diventare uno spazio sicuro in cui ritrovare respiro.
Si tratta di un luogo neutro, dove non serve dimostrare niente a nessuno e dove puoi finalmente mettere a fuoco ciò che conta davvero per te, al di là dei titoli, dei risultati e delle aspettative.
Spesso infatti non è il lavoro a imprigionarci, ma l’immagine che abbiamo di noi dentro quel ruolo.
Nel percorso di coaching puoi esplorare nuove possibilità, capire cosa vuoi preservare e cosa invece puoi trasformare in azioni concrete per tornare a sentirti in equilibrio.
Andare via non è sempre la soluzione. Per questo puoi scegliere di restare e migliorare il contesto in cui ti trovi.
E se ne avverti il bisogno, possiamo parlarne insieme.
Una sessione di coaching gratuita è un primo passo per alleggerirti, chiarire i tuoi obiettivi e scegliere come continuare a crescere, nel lavoro e nella tua vita.
Puoi leggerne i dettagli dalla pagina dedicata al coaching o scrivermi direttamente dalla pagina contatti.
A presto,
Andrea
Identità personale
Quando la promozione a Manager diventa una gabbia
Aspettavi da tanto tempo un salto di livello, ma adesso che ci sei dentro stanno arrivando una marea di nuovi problemi e responsabilità che non ti aspettavi, nonostante di avessero promesso che avresti avuto più tempo per te. In questo video analizziamo bene questa situazione per comprendere bene come affrontarla.
