Quando lavori lontano da casa e vorresti mollare tutto
Come capire cosa vuoi davvero nel limbo di una vita apparentemente perfetta
Tempo di lettura: 3 min
Indice dei contenuti:
1. Hai dato tutto al lavoro, ma ora non ti rappresenta più
1.1 La vita che hai sempre desiderato
1.2 Quando restare diventa più difficile che partire
2. I diversi aspetti del lavorare lontano da casa
2.1 Carriera, stipendio e responsabilità: il prezzo delle tue scelte
2.2 Quando la città in cui lavori non ti piace più
2.3 La mancanza di affetti stabili in un’altra città
3. Come capire se è il momento di tornare a casa o cambiare strada
3.1 Le domande da porti prima di decidere
3.2 Coaching per ritrovare il tuo posto
Hai compiuto tutti i passi tipici, quelli che ti hanno raccontato per anni, come unica via per poterti realizzare. Andavi bene a scuola, all’università, hai trovato un lavoro sicuro e lontano dalla tua città di origine, un’auto comoda e una casa. Hai raggiunto così una certa stabilità lavorativa, quasi invidiabile, con uno stipendio stabile che ti dà tranquillità e la possibilità di toglierti gli sfizi.
Erano anni che ambivi a tutto questo, ma qualcosa sta cambiando dentro di te. È solo che non riesci ancora a dargli un nome e una spiegazione.
In questo articolo trovi le prime risposte delle dinamiche che si stanno muovendo dentro di te, le motivazioni che le hanno suscitate e cosa puoi fare nel concreto per conoscerle e affrontarle.
Hai dato tutto al lavoro, ma ora non ti rappresenta più
Porti con te un sogno incredibile: quello di trovare un luogo in cui costruirti la vita che desideri. Hai studiato per anni, compiendo sacrifici emotivi, relazionali ed economici.
Hai vissuto un distacco enorme la sera prima della partenza, mentre riempivi le valigie di ricordi per non dimenticarti chi sei.
Si tratta di ricordi che hai preso dallo stesso cassetto in cui riponevi il tuo sogno, che finalmente stava per vedere la luce.
Solo che, negli anni è come se si fosse rotto qualcosa.
Quello stesso luogo che avevi scelto non ti appartiene più come una volta.
Forse perché si è popolato di più, diventando più caotico, o perché semplicemente ti ha già dato tutto quello che poteva darti. E tu, allo stesso modo, hai esaurito le energie per cercare di fartelo piacere.
Ma, credimi, questo non è fallimento, anzi, è un segnale che ti indica la chiusura di un ciclo. Posticipare l'ascolto di queste sensazioni non è altro che un rinviare un cambiamento che è già iniziato.
La vita che hai sempre desiderato
Cosa vuoi fare da grande?
Chissà quante volte hai sentito questa domanda.
Avrai avuto più risposte da dare. Almeno due: quella che ti avrebbero approvato e quella non convenzionale.
Sulla prima delle due hai fatto di tutto per renderla concreta, trasformandola nella combinazione di lavoro e quotidianità che sognavi. I passi che hai compiuto sono quelli tipici di un percorso “da manuale” dove, è vero, si tratta di scelte che hai compiuto in autonomia, ma forse alcune le hai intraprese per dare valore più a ciò che gli altri pensavano di te.
E non c’é nulla di male se tutto ciò è diverso dalle aspettative. Perché il mettersi in gioco, lo sperimentare, porta a comprendere quali strade appartengono davvero a ciò che vuoi per te.
Così, dopo aver esplorato e sperimentato quella strada che desideravi e che hai compreso non essere come la immaginavi, spuntano i primi pensieri che ti portano a queste domande:
E adesso?
Per chi lo sto facendo?
Quando restare diventa più difficile che partire
Hai lasciato il tuo luogo di origine per realizzare la vita che sognavi. Ma la famiglia e molti affetti sono ancora lì. È vero, torni a trovarli almeno due volte all’anno. E se i primi anni quasi snobbavi il paese dove hai trascorso il primo capitolo della tua vita, adesso stai iniziando a sentirne la nostalgia.
Allora pensi:
Come sarebbe la mia vita se tornassi a casa?
Così inizi ad ammirare quegli stessi panorami che ti erano sempre passati inosservati e apprezzi ancora di più i momenti in compagnia delle persone care.
E quando ritorni nella città in cui vivi per lavoro, ogni volta rimani con l’amaro in bocca.
I pensieri iniziano ad affollarti la mente, riducendo la lucidità e la motivazione che ti hanno accompagnato per tanto tempo.
E poi, la lontananza dal mare e dall’aria pulita della montagna. Quelle sì che iniziano a mancare davvero.
Ma perché questi pensieri stanno arrivando proprio ora, in questo momento della tua vita?
Posso dirti che è naturale e che la crescita stessa porta a desiderare un cambiamento.
E sai anche perché? Quel cambiamento lo stai già vivendo internamente, in valori e necessità. E per renderlo completo senti di dover allineare anche il contesto in cui ti trovi.
È difficile sì, ma non impossibile.
I diversi aspetti del lavorare lontano da casa
“Non c’è lavoro qui per quello che ho studiato.”
Questa è una delle tante frasi che ti hanno spinto a fare le valigie subito dopo gli studi per trovare un’opportunità lavorativa.
E oggi, anche se volessi rientrare nel tuo luogo di origine, non sarebbe facile.
Dovresti mollare tutto e rinunciare a quello che hai costruito in questi anni. Sarebbe davvero un peccato.
Ma lascia che ti dica una cosa: abbracciare un cambiamento non significa perdere tutto, perché ciò che hai maturato nel tempo ti tornerà comunque utile per affrontare attività ed esperienze future.
Analizziamo insieme quali sono gli aspetti che sostengono la tua scelta di restare così lontano da casa e quelli per cui vorresti andare via.
Carriera, stipendio e responsabilità: il prezzo delle tue scelte
Le ambizioni che hanno motivato il tuo migrare in un altro luogo sono legate a un connubio fra desiderio di vita e stabilità economica.
E adesso che, nonostante tu abbia raggiunto la seconda, qualcosa nella prima sembra non andare.
Lo stipendio stabile, da solo, non riesce a rispondere all’intenzione di mettere le radici in un luogo.
Come mai?
È vero, puoi toglierti sfizi, visitare grandi città, ma provi comunque un senso di solitudine che non riesce ad appagare completamente la tranquillità che vorresti.
Così acquisti oggetti che possano darti soddisfazione, spingerti al movimento e apprezzare ciò che hai intorno.
Oppure cerchi di trovare un’attività fuori dal lavoro che possa riempire quella sensazione di vuoto, che però riduce il tempo che hai per stare davvero con te e lo amplifica quando succede nei ritagli rimanenti. Allora lavori di più, perché tu possa sentire di meritarti gli investimenti che stai facendo. E il tempo si riduce ancora.
Insomma, come un gatto che si morde la coda.
È come se ciò che fai debba sempre avere un senso, come se ci debba sempre essere un obiettivo da raggiungere.
E ogni volta che rimani in solitudine, che devi prenderti la responsabilità di volerti bene, è come se la spostassi su un oggetto, sul lavoro o verso un’altra persona.
È per questo che quando esci dal lavoro ti domandi chi sei e non riesci a darti più una risposta.
Eppure stai facendo di tutto per farti piacere questo luogo, così come coltivare le relazioni.
Quando la città in cui lavori non ti piace più
Che sia la città che pensavi di vivere da tempo per mettere radici, o l’hai raggiunta pur di avere quel lavoro, l’hai visitata in lungo e in largo e negli anni l’hai vista cambiare molto.
È diventata più caotica, non si trova parcheggio, l’aria è diventata irrespirabile e i prezzi per fare anche solo una passeggiata e un aperitivo in compagnia sono decisamente aumentati.
E poi c’è quella strana sensazione, che oggi riesci a percepire, dove vedi le persone andare sempre di fretta, più nervose, dritte verso la loro meta.
Vederle così poi, fa sentire anche più indietro, come se non producessi abbastanza per stare al passo con le dinamiche della città.
Per questo non ti appartiene più quella città che hai scelto, nonostante i tentativi per tornare a sentirti a casa come i primi anni dopo il trasferimento.
La mancanza di affetti stabili in un’altra città
Siamo fatti per socializzare e difficilmente un futuro può essere costruito in mancanza di relazioni, nella completa solitudine.
Quando scegliamo di mettere le basi in un luogo ci prendiamo la responsabilità di esplorare il nuovo ambiente. Conosciamo persone, ci buttiamo in attività che non avevamo mai sperimentato prima e iniziamo ad acquisire un’inedita cadenza nel parlare.
Cerchiamo in particolare di creare intorno a noi un clima familiare, basato sulla fiducia, la reciprocità e il rispetto.
E quando incontri altre persone come te, che sono arrivate in quello stesso luogo dai loro paesi di origine, scatta quell’istinto sociale di sopravvivenza che ti porta a tirare un sospiro di sollievo e a beneficiare di quel calore umano che hai lasciato col trasferimento.
Bello vero?
Tuttavia nelle grandi città, vuoi per esigenze personali o professionali, quelle stesse relazioni non sempre riescono a restituirti stabilità relazionale.
C’è chi va via, trasferendosi in un’altra città per fare carriera.
Chi invece ha ritrovato la strada di casa e sta mollando tutto per ritornare dalla famiglia.
Da un lato ti domandi se questa scelta possa essere fattibile anche per te, dall’altro vedi dei punti di riferimento sgretolarsi, con una promessa di rincontrarvi che non è detto che verrà mantenuta.
La solitudine incalza e inizi a mettere in dubbio la tua permanenza, così come il tuo stesso lavoro.
E poi c’è un’altra dinamica che può muoversi dentro di te.
Dopo aver vissuto negli anni più distacchi eviti a priori di costruire nuove relazioni, proprio per non rivivere quello stato di confusione e solitudine che hai provato alla partenza di ogni persona cara.
È assolutamente normale provare tutto questo. Fa parte della nostra natura.
Come capire se è il momento di tornare a casa o cambiare strada
Quando stai provando a costruire una vita in un luogo che hai scelto per lavoro, lontano da casa, ma stai affrontando da tempo dinamiche lavorative e relazionali che fanno vacillare i tuoi equilibri, allora può essere arrivato il momento di rivalutare la tua vita.
Il fatto stesso che tu sia qui rappresenta un desiderio di cambiamento, di dare una nuova forma a ciò che hai creato.
E qualunque percorso deciderai di intraprendere, anche se si tratterà di ambienti inesplorati, avrai con te tutte le esperienze che hai vissuto finora.
Le emozioni che forse stai provando, la nostalgia, l’ansia, il senso di vuoto, non sono segnali di debolezza ma bussole interiori che ti mostrano la strada.
Ti indicano dove stai impiegando troppe energie e dove senti il desiderio di rimetterti in gioco.
Accoglile, senza giudicarle, così che tu possa capire cosa ti serve davvero. Non solo cosa dovresti fare in base alle scelte o alle aspettative degli altri.
Lascia che una prima e forte riconoscenza arrivi direttamente da te e da queste sensazioni che ti stanno provocando dei cambiamenti.
Le domande da porti prima di decidere
L’altra faccia della medaglia, nell’affrontare periodi così intensi e pieni di pensieri, è la reazione a voler prendere una decisione immediata per uscire da una situazione che non ti rappresenta più.
Per questo è necessario che tu ti conceda del tempo per riflettere, che puoi accompagnare con queste domande potenti:
• quali aspetti della mia vita mi danno sicurezza?
• cosa sto cercando di proteggere restando dove sono?
• cosa rischierei se provassi a cambiare?
Se tu fossi quella persona che ha già vissuto il cambiamento:
• come ti sentiresti?
• e cosa diresti alla persona che sei oggi?
Le risposte non arrivano subito, ma aprono a ragionamenti che ti permettono di comprendere non solo dove vuoi andare, ma soprattutto da chi o cosa vuoi tornare.
Hai dato tutto per arrivare fin qui. Ora forse è il momento di chiederti se vuoi restare o andare via.
Coaching per ritrovare il tuo posto nel mondo
Se ti senti in bilico tra restare o tornare, tra rimandare o cambiare, fermarti a parlarne può essere il primo passo per ritrovare l’equilibrio che stai cercando.
Una sessione di coaching gratuita può aiutarti a dare un nome a ciò che stai vivendo, rimettere ordine nei pensieri e costruire con calma un piano d’azione verso la vita che vuoi davvero.
Puoi richiederla dalla pagina dedicata al coaching o scrivermi direttamente dalla pagina contatti.
Dalla tua parte hai le mie esperienze, simili a ciò che stai vivendo, e la riservatezza professionale.
A presto,
Andrea
